Proposte di ricerca
UNA GUIDA PRATICA
Impropriamente chiamati progetti, le proposte di ricerca (in inglese, research proposals) sono descrizioni dettagliate e persuasive di una ricerca futura scritte per rendere quella ricerca comprensibile, credibile e finanziabile. Occorre spiegare quale problema si vuole affrontare, perché sia importante, che cosa il progetto intenda conseguire, come si procederà, quali risultati siano ragionevolmente attesi e perché esistano le condizioni per realizzarlo. La difficoltà specifica del genere deriva dal fatto che la ricerca, al momento della candidatura, ancora non esiste. La proposta deve quindi tradurre un progetto intellettuale futuro in un oggetto che altri possano valutare, confrontare e classificare.
Non esiste una struttura universale delle proposte. Ogni bando impone sezioni, limiti, criteri e lessici propri, che devono sempre avere precedenza su qualunque guida generale. Eppure la maggior parte delle proposte può essere ricondotta a una struttura funzionale ricorrente: identità del progetto, problema e rilevanza, stato dell’arte, domanda di ricerca, obiettivo generale e obiettivi specifici, metodologia, risultati e impatto, piano di lavoro e fattibilità. A questi elementi si aggiungono, quando richiesti, il profilo del ricercatore, l’istituzione ospitante, la supervisione, la formazione, la gestione dei dati e altri requisiti trasversali. Le pagine che seguono sono organizzate secondo queste funzioni, così da poter essere adattate a bandi diversi.
Dall’intuizione all’oggetto valutabile
Il primo errore da evitare consiste nel trattare il template della proposta di ricerca come un contenitore vuoto nel quale inserire un progetto già completamente definito. Prima di scrivere, bisogna leggere con attenzione il bando, il template, le istruzioni e, soprattutto, i criteri di valutazione. Questi materiali indicano quali informazioni devono diventare visibili, dove il valutatore si aspetta di trovarle e quale peso assumono nella valutazione. La progettazione della ricerca e la progettazione della proposta procedono quindi insieme: una stessa idea può richiedere articolazioni differenti a seconda della funzione della candidatura e del tipo di ricerca che lo strumento intende sostenere.
Scrivere con il valutatore accanto
Durante la redazione conviene immaginare costantemente il percorso del valutatore attraverso il testo. Dove troverà il problema? Dove capirà perché il progetto è originale? Dove saranno formulati gli obiettivi? Dove verrà giustificata la metodologia? Dove diventeranno visibili la fattibilità, i risultati attesi e le competenze necessarie? Un’informazione può essere tecnicamente presente nella proposta e rimanere comunque difficile da valutare se è collocata in un punto inatteso, formulata in modo ambiguo o dispersa tra sezioni diverse. La proposta deve ridurre questo attrito valutativo e permettere al lettore di spendere la propria energia nel giudicare la ricerca, invece che nel ricostruire ciò che il testo avrebbe dovuto rendere esplicito.
Considerare lettori a distanze diverse
Una proposta può attraversare lettori con competenze molto differenti: specialisti del problema, studiosi della stessa disciplina ma di altri ambiti, membri di panel, personale amministrativo e, in alcuni casi, lettori provenienti da discipline relativamente lontane. La distinzione tra esperti e non esperti è troppo semplice. Ciò che conta è la distanza tra la competenza del lettore e il contenuto specifico della proposta. Titolo, keywords, abstract e introduzione devono funzionare a una risoluzione più ampia, mentre la discussione dello stato dell’arte e quella della metodologia possono diventare progressivamente più specialistici. Il livello di dettaglio cambia ma il filo argomentativo deve rimanere stabile.
Scrivere e poi scolpire
Le proposte richiedono quasi sempre di discutere molte cose in poco spazio. Conviene evitare di iniziare direttamente dalla versione più corta possibile, perché la concisione prematura tende a produrre progetti intellettualmente convoluti. Una strategia più affidabile consiste nello scrivere con spazio sufficiente per capire esattamente che cosa si vuole sostenere, identificare ciò che è essenziale alla valutazione, eliminare ripetizioni e materiale secondario, e riscrivere finché ogni paragrafo non svolge una funzione precisa. La brevità dovrebbe essere il risultato della revisione.
Il controllo generale più importante è l’allineamento. Problema, domanda di ricerca, obiettivo generale, obiettivi specifici, metodologia, attività, risultati attesi e impatto devono formare una sequenza intelligibile. Se uno di questi elementi cambia durante la progettazione, gli altri devono essere ricontrollati. Una proposta forte dà al lettore la sensazione che le sue parti si richiedano reciprocamente e che il progetto possieda un’architettura riconoscibile.
Titolo, keywords e abstract
L’identità intellettuale della proposta comincia prima del testo principale. Titolo, acronimo quando richiesto, abstract e keywords influenzano già il modo in cui il progetto verrà classificato e interpretato. Questi elementi devono essere trattati come parti sostanziali della proposta, perché spesso costituiscono il primo contatto tra il progetto e chi lo valuterà.
Il titolo
Il titolo dovrebbe essere abbastanza interessante da attirare l’attenzione e abbastanza preciso da rappresentare correttamente la ricerca. Un lettore competente dovrebbe poter ricavare una prima idea dell’oggetto, del problema o della prospettiva centrale e del carattere distintivo del progetto. Titoli molto memorabili e poco informativi creano un costo inutile, soprattutto quando producono aspettative che il testo successivo non soddisfa. Anche qui l’allineamento è decisivo: il titolo deve promettere esattamente il progetto che la proposta realizza.
Le keywords
Quando è richiesto un acronimo, conviene sceglierne uno pronunciabile, facilmente riconoscibile e collegato al progetto senza forzature. Non vale la pena modificare il contenuto della ricerca per adattarlo a una parola particolarmente elegante. Le keywords hanno una funzione ancora più importante, perché contribuiscono alla classificazione della proposta e possono influenzare il tipo di competenza attraverso cui verrà letta. Nei progetti interdisciplinari questa scelta è particolarmente delicata: più classificazioni possono essere corrette, ma possono collocare la ricerca in contesti intellettuali molto diversi. La domanda utile riguarda quindi il territorio nel quale il progetto può essere compreso e valutato più efficacemente.
L’abstract
L’abstract è la prima rappresentazione completa della ricerca e dovrebbe consentire a un lettore competente, anche esterno alla specializzazione immediata, di capire il contesto, il problema, l’obiettivo principale, l’approccio metodologico, il contributo atteso e la rilevanza del progetto. Una sequenza particolarmente efficace è: contesto, problema, domanda o obiettivo, metodo, contributo atteso, impatto. Questa struttura accompagna il lettore dalla situazione intellettuale che motiva la ricerca a ciò che il progetto renderà possibile.
L’abstract dovrebbe normalmente essere scritto verso la fine del processo di redazione. Soltanto quando la proposta è stata articolata in tutte le sue parti è possibile comprimerne in modo affidabile l’architettura. Un buon abstract riproduce in miniatura il progetto finito, usando lo stesso vocabolario concettuale e formulando gli stessi obiettivi. I disallineamenti sono particolarmente dannosi, perché il lettore costruisce attraverso l’abstract aspettative che il resto della proposta dovrà poi soddisfare.
L’introduzione
L’introduzione offre la prima rappresentazione strutturata della ricerca e deve rendere il progetto comprensibile, rilevante e persuasivo fin dalle prime righe. La prima metà della pagina merita particolare attenzione, perché contribuisce in modo sostanziale alla prima impressione del lettore. A questo punto dovrebbe già essere possibile capire di che cosa tratta il progetto, perché il problema sia importante, quale tipo di intervento venga proposto e perché valga la pena continuare a leggere.
In termini generali, l’introduzione deve costruire una storia intellettuale semplice senza semplificare la ricerca. Esiste un problema rilevante, la letteratura disponibile non lo ha ancora risolto in modo soddisfacente, la sua persistenza produce conseguenze teoriche o più ampie, e il progetto propone una strategia credibile per affrontarlo. Questa architettura narrativa serve a rendere visibile il movimento dell’argomento. La ricerca reale può essere molto più complessa, ma il lettore deve poterne comprendere rapidamente la direzione.
Dal contesto al problema
Il contesto iniziale dovrebbe fornire soltanto le informazioni necessarie per capire da dove nasce il problema. Deve essere accessibile, direttamente collegato alla domanda di ricerca e abbastanza specifico da condurre il lettore verso il punto in cui il progetto interviene. Quando possibile, un testo, un caso, una controversia o un elemento concreto di evidenza possono rendere tangibile un problema astratto e offrire al lettore qualcosa da ricordare. Il contesto non dovrebbe trasformarsi in uno stato dell’arte anticipato.
Formulare la domanda di ricerca
Una volta reso visibile il problema, la domanda di ricerca dovrebbe emergere dalla discussione con un passaggio che appaia insieme naturale e necessario. La sequenza può essere pensata come contesto, problema, evidenza o esempio, domanda di ricerca. La domanda formula il problema intellettuale a cui il progetto intende rispondere e prepara l’obiettivo generale. Se compare improvvisamente dopo una discussione generica, il lettore è costretto a ricostruire un nesso che la proposta avrebbe dovuto mostrare.
Mostrare che il problema rimane aperto
La giustificazione del progetto richiede di spiegare perché la ricerca esistente non abbia ancora risolto adeguatamente il problema. L’argomento più forte è spesso più preciso della semplice identificazione di un gap. Una parte del problema può essere stata trascurata, filoni di ricerca pertinenti possono essere rimasti separati, un’interpretazione consolidata può lasciare aperta una tensione, nuove fonti possono modificare il quadro oppure le conseguenze di risultati già acquisiti possono non essere state esplorate. L’introduzione deve creare la necessità della discussione specialistica che seguirà.
Lo stato dell’arte
Lo stato dell’arte deve essere discusso. Una sequenza di riassunti, una bibliografia commentata o un inventario di ciò che si è letto non svolgono tale funzione. La letteratura esistente deve essere organizzata in modo da costruire un argomento sullo stato attuale del problema: che cosa è stato acquisito, quali approcci sono centrali, dove si trovano i loro limiti, che cosa resta irrisolto e quale spazio si apre per il progetto proposto.
Questa sezione svolge due funzioni contemporaneamente. Da un lato, rende visibile la competenza del candidato, che deve dimostrare di conoscere la letteratura rilevante, comprendere il dibattito e saperne ricostruire le posizioni principali. Dall’altro, deve mostrare perché ulteriore ricerca sia necessaria. Le due funzioni si rafforzano reciprocamente, perché la competenza emerge soprattutto dalla capacità di spiegare con precisione ciò che la letteratura consente di comprendere e ciò che lascia ancora aperto.
Conviene organizzare la discussione intorno al problema del progetto e gerarchizzare la letteratura. Gli studi che determinano direttamente il problema meritano maggiore attenzione, mentre contributi secondari possono essere raggruppati. L’originalità deve essere dichiarata esplicitamente: il valutatore non dovrebbe essere costretto a dedurla dalla bibliografia. Anche lo stile citazionale partecipa all’economia del testo, e va scelto in funzione delle regole del bando e dello spazio disponibile. Lo stato dell’arte deve restare proporzionato al progetto, il cui centro continua a essere costituito dal perché, dal che cosa e dal come della ricerca.
Finalità, obiettivi e ipotesi
Una volta stabilito il problema e dimostrata la necessità di ulteriore ricerca, bisogna dichiarare che cosa il progetto intende conseguire. L’obiettivo generale (aim) esprime il principale risultato intellettuale verso cui tende la ricerca; gli obiettivi specifici (objectives) articolano un numero limitato di risultati distinti e collegati attraverso i quali l’obiettivo generale diventa concretamente raggiungibile.
Dalla domanda all’obiettivo generale
La relazione tra problema, domanda di ricerca e obiettivo generale dovrebbe essere diretta. Se la domanda chiede in che modo teorie concorrenti della materia prima abbiano influenzato le spiegazioni medievali del mutamento sostanziale, l’aim può consistere nel ricostruire e confrontare quelle teorie per determinare come le loro differenze abbiano inciso su tali spiegazioni. La domanda identifica il problema intellettuale; l’obiettivo generale formula il risultato principale attraverso cui il progetto intende rispondervi. Un aim descrive un conseguimento intellettuale e richiede quindi verbi che indichino chiaramente ciò che verrà stabilito, ricostruito, spiegato, sviluppato o dimostrato.
Obiettivi specifici
Gli objectives precisano i risultati necessari o direttamente collegati al raggiungimento dell’aim. Come strumento di progettazione, può essere utile distinguere tra obiettivi procedurali, che corrispondono a risultati intermedi necessari per arrivare all’esito principale, e obiettivi correlativi, che identificano risultati ulteriori resi possibili dal conseguimento dell’aim. Questa è una distinzione euristica e non deve essere trasformata in terminologia artificiale nella proposta. In entrambi i casi, gli obiettivi devono rendere visibile l’architettura interna della ricerca.
Gli obiettivi vanno distinti dalle attività (tasks). Un objective descrive ciò che la ricerca conseguirà; una task descrive ciò che il ricercatore farà per conseguirlo. Ricostruire concezioni concorrenti della materia prima può essere un obiettivo; identificare il corpus, analizzare i testi, confrontare la terminologia e ricostruire gli argomenti sono attività. La distinzione è importante perché permette di collegare in modo ordinato objectives, metodologia, work plan e risultati attesi.
Buoni objectives sono specifici, collegati, distinti, realistici e verificabili. Verbi come esplorare, investigare o studiare sono troppo vaghi se la proposta non chiarisce che cosa l’indagine dovrebbe stabilire. Ogni objective deve contribuire in modo visibile all’aim, avere una portata compatibile con durata e risorse, e formulare un risultato sufficientemente preciso da permettere al valutatore di riconoscerne il conseguimento. Conviene inoltre evitare formule desiderative come provare a o tentare di: una proposta deve descrivere con sicurezza ciò che il progetto farà, lasciando l’incertezza scientifica ai risultati della ricerca.
L’ipotesi di ricerca
In alcuni progetti è utile formulare esplicitamente una research hypothesis, cioè una tesi preliminare che la ricerca dovrà mettere alla prova. L’ipotesi deve essere sufficientemente fondata da risultare plausibile e sufficientemente aperta da poter essere confermata, modificata o respinta attraverso il lavoro previsto. La sua funzione varia tra discipline e non ogni progetto, soprattutto in filosofia, richiede una formulazione ipotetica rigida. Quando viene usata, deve essere collegata alle fonti, ai metodi e ai risultati che consentiranno di valutarla. Formulare un’ipotesi significa anche rendere visibile una quota di rischio intellettuale, che una buona proposta deve saper gestire.Aim e objectives richiedono revisioni ripetute. Cambiano spesso mentre si sviluppano stato dell’arte, metodologia e piano di lavoro, e questo è normale. Il controllo finale consiste nel verificare se ogni objective affronti una parte della domanda di ricerca, contribuisca all’aim e possa essere collegato a un metodo, a un’attività e a un risultato concreto.
Metodologia
La metodologia spiega come il progetto raggiungerà gli obiettivi appena formulati. Limitarsi a nominare analisi concettuale, ricostruzione storica, confronto testuale, filosofia comparata, metodi formali o qualsiasi altra etichetta metodologica è insufficiente. Per ogni metodo bisogna spiegare come verrà applicato, perché sia adeguato al problema, a quali fonti, materiali, concetti o casi verrà applicato, quale objective contribuirà a raggiungere e quale tipo di risultato dovrebbe produrre.
La sezione metodologica deve consentire al valutatore di vedere le mosse effettive della ricerca. Descrizione e giustificazione devono procedere insieme: occorre spiegare che cosa consente di fare un metodo, perché sia preferibile alle alternative pertinenti e come si integri con gli altri metodi impiegati. Riferimenti ed esempi possono essere utili quando il metodo appartiene a una tradizione consolidata oppure quando la sua applicazione al problema è insolita.
Molti progetti richiedono più di un metodo e possono coinvolgere discipline differenti. In questi casi bisogna chiarire quali tradizioni disciplinari o metodologiche siano coinvolte, quale contributo offra ciascuna, come interagiscano e perché la loro integrazione sia necessaria per il progetto. L’interdisciplinarità deve emergere dal problema e dal disegno metodologico. Aggiungere metodi o discipline esclusivamente per ampliare l’etichetta del progetto tende a indebolire la coerenza.
Requisiti trasversali
Alcuni bandi chiedono di discutere aspetti come open science, gestione dei dati, etica, genere e diversità. Questi elementi vanno affrontati quando sono richiesti e nella misura in cui incidono realmente sulla ricerca. Il principio generale è evitare collegamenti artificiali. Se una dimensione modifica fonti, campionamento, domande, metodi, interpretazione o circolazione dei risultati, bisogna spiegare come; se non è pertinente, conviene dichiararlo con precisione secondo le regole del bando. In filosofia, i dati di ricerca possono includere materiali d’archivio, corpora, trascrizioni, bibliografie strutturate, database, edizioni digitali, interviste e altri materiali che il progetto raccoglie o produce.
Anche qui opera la curse of knowledge. Ciò che appare ovvio all’interno di una sotto-disciplina può risultare opaco a un valutatore competente che lavora altrove. La metodologia deve quindi restare precisa e tecnicamente seria, offrendo allo stesso tempo il livello di spiegazione necessario per seguire il percorso della ricerca..
Risultati e prodotti di ricerca
Una proposta dovrebbe spiegare che cosa cambierà se il progetto avrà successo. Questa domanda riguarda diversi livelli che conviene tenere distinti: i risultati intellettuali attesi, i prodotti concreti della ricerca, la circolazione di tali prodotti e gli effetti più ampi che il progetto può generare nel tempo. Confondere questi livelli rende l’impatto vago e spesso porta a sostituire la sostanza scientifica con un catalogo di attività.
Risultati e research outputs
I risultati attesi descrivono ciò che la ricerca dovrebbe stabilire, chiarire o rendere possibile. I research outputs sono invece i prodotti concreti attraverso cui questi risultati vengono fissati e resi disponibili, per esempio articoli, libri, edizioni, corpora, dataset, database, software, strumenti o protocolli metodologici. Gli outputs dovrebbero derivare dall’architettura della ricerca e, quando possibile, essere collegati a specifici objectives. La quantità da sola ha poco valore: un piano credibile spiega quali prodotti siano necessari e come contribuiscano agli scopi del progetto.
Disseminazione e comunicazione
La disseminazione riguarda la circolazione dei risultati e degli outputs tra comunità accademiche o professionali in grado di comprenderli, valutarli e utilizzarli. La comunicazione riguarda invece la presentazione del progetto e della sua rilevanza a pubblici più ampi attraverso attività di outreach. In alcuni bandi compare anche il termine exploitation, che indica l’uso successivo dei risultati da parte di altri ricercatori, istituzioni, comunità professionali o altri soggetti. Le etichette cambiano, ma la regola rimane la stessa: bisogna indicare che cosa si vuole far circolare, verso quale pubblico, attraverso quale canale e con quale scopo.
Research outputs e outreach non devono essere confusi. Un sito, un podcast, una lezione pubblica o un evento possono costituire ottime attività di comunicazione, ma non sostituiscono i prodotti scientifici della ricerca. Allo stesso modo, un lungo elenco di conferenze, social media, workshop e iniziative pubbliche non produce automaticamente una buona strategia. Un numero più limitato di attività, chiaramente collegate a risultati, pubblici e finalità, è generalmente più credibile.
Impatto
L’impatto deve derivare dai risultati attesi. Conviene partire dal livello più vicino al progetto, cioè dal contributo al dibattito specifico, e allargare progressivamente lo sguardo verso discipline connesse, pratiche di ricerca, insegnamento, istituzioni culturali o questioni sociali quando esiste un nesso reale. Le affermazioni di impatto devono essere ambiziose e proporzionate. Un progetto di filosofia può avere conseguenze importanti senza promettere trasformazioni sociali immediate; ciò che conta è spiegare il meccanismo attraverso cui un risultato scientifico può produrre effetti ulteriori.
Piano di lavoro e gestione del rischio
Il piano di lavoro (work plan) traduce l’architettura intellettuale della proposta in una sequenza temporale di attività concrete. Dopo aver spiegato che cosa il progetto vuole conseguire e attraverso quali metodi, bisogna mostrare quando e in quale ordine verranno svolte le diverse parti della ricerca. La domanda centrale è la credibilità: il lettore deve avere buone ragioni per ritenere che il progetto possa essere realizzato nel tempo e con le risorse disponibili.
Dagli objectives alle attività
Il work plan dovrebbe rendere leggibile la sequenza objective, metodo, task, risultato atteso. Se un objective richiede una determinata analisi, il piano deve mostrare quando tale analisi verrà svolta, quali materiali coinvolgerà e quale risultato produrrà. La quantità di lavoro deve essere realistica, la sequenza delle attività deve avere senso e le diverse parti del progetto devono mantenere relazioni chiare. Un progetto sovraccarico può apparire tanto poco credibile quanto un progetto sottosviluppato.
Work packages, milestones e deliverables
Molti progetti vengono organizzati in work packages, cioè gruppi coerenti di attività che contribuiscono a una parte riconoscibile della ricerca. Questa struttura è utile quando riflette la logica del progetto e aiuta a capire che cosa verrà fatto, quando, con quali relazioni tra le diverse attività e con quali risultati. I work packages non sono obbligatori come forma concettuale: se il bando non li richiede, la stessa funzione può essere svolta da una struttura temporale o tematica equivalente.
Milestones e deliverables hanno funzioni diverse. Una milestone è un punto di controllo che consente di verificare il raggiungimento di una fase significativa. Invece, un deliverable è un prodotto concreto usato per documentare o monitorare l’implementazione. Conviene usare questi termini soltanto quando il bando li richiede o quando chiariscono davvero il progetto. Un diagramma di Gantt, quando previsto, deve offrire una visione immediata dell’architettura temporale e rendere più chiaro il work plan, invece di riprodurlo meccanicamente.
Rischi e strategie alternative
Ogni ricerca comporta incertezza. I rischi possono riguardare ipotesi, fonti, accesso ad archivi o partecipanti, metodi, tempi, mobilità, tecnologia o organizzazione. Una proposta credibile non cerca di dimostrare che nulla possa andare storto; identifica rischi plausibili e spiega come il progetto possa essere adattato se si verificano. Le contingency e le mitigation measures mostrano che il piano è stato pensato oltre il suo scenario ideale. Il rischio scientifico può essere una componente dell’ambizione del progetto, mentre il rischio non gestito rimane una debolezza.
Il centro di tutto
Discussioni del profilo del ricercatore, della supervisione, del training e dell’istituzione ospitante non compaiono in ogni proposta e il loro peso varia molto tra bandi. Quando sono richiesti, devono essere trattati con lo stesso principio di selezione che governa il resto del testo. Il profilo del ricercatore dovrebbe rispondere alla domanda: perché questa persona possiede le competenze necessarie per realizzare il progetto e quale sviluppo rende possibile la ricerca proposta? Il curriculum va interpretato in relazione alla candidatura, selezionando esperienze, pubblicazioni, metodi, lingue, collaborazioni e competenze che rendano credibile il progetto.
Una struttura narrativa efficace collega esperienza passata, progetto presente e sviluppo futuro. La continuità rende la ricerca credibile; lo spazio di sviluppo spiega perché il finanziamento sia utile in quel momento della traiettoria. Se è prevista supervisione, bisogna mostrare il rapporto tra le esigenze del progetto e le competenze del supervisor, evitando descrizioni generiche del suo prestigio. Se è prevista formazione, ogni attività dovrebbe rispondere a una lacuna o a un bisogno identificabile del profilo. L’istituzione ospitante va descritta attraverso risorse, competenze, reti e infrastrutture direttamente rilevanti per la ricerca.
Stile, persuasione e revisione
Una proposta è un testo persuasivo. La qualità scientifica rimane la condizione fondamentale, ma il lettore deve anche capire perché la ricerca sia importante, perché la strategia proposta sia appropriata e perché valga la pena investire risorse nel progetto. La persuasione deve emergere dalla precisione dell’argomento, dalla selezione delle informazioni e dalla chiarezza della struttura. Un tono enfatico o promesse sproporzionate tendono a ridurre la credibilità.
Scrivere in modo leggibile
La leggibilità richiede di controllare la terminologia, definire i concetti tecnici quando necessario e usare con coerenza le stesse formulazioni per problema, domanda, aim e objectives. Ogni paragrafo dovrebbe avere una funzione riconoscibile e contribuire al movimento generale della proposta. Le frasi devono essere abbastanza precise da sostenere un argomento specialistico senza caricare il lettore di difficoltà evitabili. Spiegare per un pubblico più ampio non significa abbandonare il registro accademico; significa rendere visibile l’architettura intellettuale della ricerca.
Scrivere con sicurezza
Le proposte descrivono ricerca futura e richiedono inevitabilmente formulazioni prospettiche. Questo non giustifica un uso eccessivo di hedging. Espressioni come provare a, tentare di o forse riuscire a indeboliscono il rapporto tra obiettivi e piano di lavoro. È preferibile descrivere con precisione ciò che il progetto farà e mantenere l’incertezza dove appartiene, cioè nei risultati scientifici ancora da stabilire. Allo stesso tempo, bisogna evitare di presentare come già dimostrato ciò che la ricerca ha precisamente il compito di verificare.
Revisionare per allineamento
Le proposte forti emergono attraverso revisioni ripetute. Scrivere, ripensare, tagliare, riscrivere e rifinire permette di trasformare una buona idea in un testo valutabile. Alla fine del processo conviene rileggere la proposta seguendo il percorso del valutatore e verificare se il problema sia immediatamente riconoscibile, se la domanda conduca all’aim, se gli objectivesrendano l’aim realizzabile, se ogni metodo risponda a un objective, se il work plan renda credibile la metodologia e se risultati e impatto derivino dal lavoro effettivamente previsto.
È utile far leggere abstract e introduzione a una persona competente che non lavori sullo stesso problema. Se il lettore non riesce a ricostruire con precisione che cosa il progetto vuole fare e perché sia importante, il problema riguarda probabilmente la proposta e non il lettore. Le sezioni più specialistiche possono poi essere controllate da colleghi più vicini al campo, soprattutto per verificare che la semplificazione richiesta dalla leggibilità non abbia sacrificato la precisione.
©️Nicola Polloni
Latest update: October 2026

