Norme editoriali
per la scrittura di tesi
Uno degli aspetti più delicati nella scrittura di una tesi di laurea è l’adozione di un sistema di riferimenti bibliografici coerente e chiaro nel testo. Questa breve guida è finalizzata ad assistere gli studenti che stanno scrivendo una tesi con me in questo delicato percorso. Per quanto riguarda la struttura della tesi e l’utilizzo delle note, si rimanda alla guida su come scrivere un articolo scientifico. Qui, invece, si trovano le norme da seguire per i riferimenti bibliografici nel testo e nella bibliografia finale.
La principale caratteristica di questo sistema è la distinzione tra (1) letteratura secondaria, (2) fonti primarie e (3) manoscritti. La letteratura secondaria segue il normale sistema autore-anno, mentre le fonti antiche e medievali sono citate attraverso l’autore, il titolo dell’opera e il suo sistema interno di riferimento. I manoscritti sono identificati attraverso luogo, biblioteca, segnatura e folio.
La seguente guida si struttura in tre sezioni principali che illustrano:
- il sistema di riferimenti bibliografici,
- la bibliografia finale,
- le norme formali principali da seguire nella tesi.
IL SISTEMA DI RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
Il sistema che adottiamo distingue tre tipi di materiale, che devono essere trattati in modo diverso:
- la letteratura secondaria, che viene citata con il sistema autore-anno,
- le fonti primarie premoderne, che vengono citate attraverso l’autore, il titolo dell’opera e, quando possibile, le divisioni interne del testo,
- i manoscritti, che vengono identificati attraverso luogo, biblioteca, segnatura e folio.
Questa distinzione è fondamentale: una monografia pubblicata nel 2014 e un’opera composta nel XIII secolo sono oggetti bibliografici diversi. Per questa ragione, le fonti medievali seguono un sistema proprio.
Il sistema autore-anno
Nel sistema autore-anno, il riferimento bibliografico viene inserito direttamente nel corpo del testo, tra parentesi. Il riferimento contiene il cognome dell’autore, l’anno di pubblicazione e, quando viene richiamato un passaggio specifico, la pagina o l’intervallo di pagine. Ad esempio: (Brower 2014, 109–184). Si noti che:
- Se il nome dell’autore compare già nella frase, tra parentesi vengono indicati soltanto l’anno e le eventuali pagine. Ad esempio: “Brower (2014, 109–184) sostiene che…”
- Quando si fa riferimento a un’opera nel suo complesso, il numero di pagina può essere omesso. Esempio: (Hasse 2000).
- Più riferimenti possono essere inseriti nella stessa parentesi e separati da punto e virgola. Esempio: (Brower 2014; Petagine 2019; Friedman 2021).
Le informazioni bibliografiche complete vengono fornite nella bibliografia finale. Per esempio, il riferimento (Brower 2014, 109–184) rimanda alla corrispondente voce bibliografica completa:
- Brower, Jeffrey E. 2014. Aquinas’s Ontology of the Material World: Change, Hylomorphism, and Material Objects. Oxford: Oxford University Press.
Il vantaggio principale di questo sistema è che mantiene i riferimenti brevi e rende immediatamente visibile l’anno della letteratura citata. Nel nostro caso, tuttavia, questo sistema viene applicato alla letteratura secondaria: le fonti primarie antiche e medievali seguono invece le regole specifiche illustrate nelle sezioni successive.
Forme da non utilizzare
Nel sistema autore-anno non si utilizzano forme quali ibid., ibidem, id., ead., idem, eadem, op. cit., loc. cit. o formule analoghe. Il riferimento autore-anno deve essere ripetuto anche quando rimanda alla stessa opera citata immediatamente prima.
Per esempio, a un riferimento come (Brower 2014, 120) può seguire (Brower 2014, 124). Questa soluzione rende ogni riferimento autonomo e riduce il rischio di ambiguità durante le revisioni della tesi.
Fonti primarie premoderne
Le fonti primarie costituiscono l’eccezione più importante al sistema autore-anno. Quando un’opera dispone di un sistema stabile di divisioni interne, il riferimento deve permettere di identificare il passo dell’opera, indipendentemente dall’edizione moderna utilizzata. Per esempio:
- (Aristotele, Metafisica Z.10, 1036a8)
- (Oresme, Quaestiones super Physicam I.14, 104)
- (Tommaso d’Aquino, In Phys. I, 118 [9], 59)
Le abbreviazioni dei titoli possono essere utilizzate per opere citate frequentemente, purché siano convenzionali o vengano spiegate chiaramente. Per esempio:
- ST = Summa theologiae
- In Phys. = In octo libros Physicorum Aristotelis expositio
- De ente = De ente et essentia
L’obiettivo è permettere al lettore di ritrovare il passo anche utilizzando un’edizione diversa. Si deve prestare grande attenzione ad alcuni tipi di testo primario, specialmente quelli scolastici. Infatti, le divisioni interne possono essere stratificate notevolmente in libri, distinzioni, questioni, articoli, ecc. Ad esempio: (Duns Scoto, Lectura II, d. 3, q. 1, n. 24)
Edizioni critiche
Una moderna edizione critica di un’opera medievale deve comparire nella bibliografia, ma l’anno dell’edizione nondiventa il sistema di riferimento dell’opera, a differenza di quanto accade con la bibliografia secondaria. Se un’opera non dispone di divisioni interne sufficientemente precise, si può aggiungere la pagina dell’edizione utilizzata.
Per esempio, se viene utilizzata un’edizione moderna della Lectura di Duns Scoto, nel testo si citerà: (Duns Scoto, Lectura II, d. 3, q. 1, n. 24) e non (Duns Scoto 1993, 24). La bibliografia permetterà poi al lettore di sapere quale edizione della Lectura è stata effettivamente utilizzata.
Traduzioni delle fonti primarie
Quando una fonte primaria viene consultata o citata attraverso una traduzione moderna, il riferimento deve continuare a identificare innanzitutto l’autore e il passo dell’opera primaria. Il nome del traduttore e l’anno della traduzione devono essere aggiunti come informazione ulteriore. Per esempio:
- (Tommaso d’Aquino, De ente, cap. 2; trad. Porro 2002)
In questo modo, il riferimento canonico permette di identificare il passo dell’opera indipendentemente dalla traduzione utilizzata, mentre il secondo elemento indica la versione attraverso cui il testo è stato effettivamente consultato o citato.
Deve invece essere evitata una forma come “(Porro 2002)” quando il contenuto discusso appartiene a Tommaso d’Aquino. Un riferimento di questo tipo rischia infatti di presentare il traduttore come autore del contenuto filosofico citato.
Se una stessa traduzione viene utilizzata sistematicamente nel corso della tesi, è preferibile dichiararne l’uso una volta, all’inizio del lavoro o alla prima occorrenza rilevante. Per esempio, si può usare una formula tipo la seguente:
- “Salvo diversa indicazione, le traduzioni del De ente et essentia seguono la traduzione di Porro (2002)”.
Dopo questa precisazione, i riferimenti successivi possono normalmente essere limitati al riferimento canonico:
- (Tommaso d’Aquino, De ente, cap. 2).
Il traduttore e la pagina della traduzione devono essere nuovamente indicati quando risultano utili per verificare la formulazione concreta del passo oppure quando vengono utilizzate traduzioni diverse della stessa opera.
Si noti che la traduzione moderna utilizzata deve inoltre comparire per esteso nella sezione “Fonti primarie” della bibliografia finale.
Manoscritti
I manoscritti non seguono il sistema autore-anno bensì devono essere identificati attraverso luogo, biblioteca, segnatura e folio. Per esempio:
- (BnF, MS lat. 14859, fol. 233va–b)
- (Oxford, Bodl. Lib., MS Bodley 483, fols 82r–117v)
Se vengono utilizzati nella tesi, i manoscritti devono comparire nella bibliografia in una sezione separata dedicata ai manoscritti, nella quale le istituzioni vengono indicate per esteso. Ad esempio:
- Paris, Bibliothèque nationale de France, MS fonds latin 14859.
- Oxford, Bodleian Library, MS Bodley 483.
Per il recto e il verso si utilizzano r e v. Quando necessario, le colonne sono indicate come ra, rb, va, vb.
LA BIBLIOGRAFIA FINALE
Quando la tesi utilizza fonti primarie o manoscritti, la bibliografia finale deve essere suddivisa in sezioni. La struttura è la seguente:
- Manoscritti
- Fonti primarie
- Letteratura secondaria
Questa divisione permette al lettore di distinguere immediatamente la base documentaria della ricerca dalla letteratura interpretativa.
La letteratura secondaria
Per la letteratura moderna si utilizza il sistema autore-anno e i riferimenti vanno inseriti nella sezione “Letteratura secondaria” della bibliografia. Tuttavia, si deve tenere ben presente che diversi tipi di contributo (monografie, articoli, ecc.) seguono diverse norme di riferimento: la forma precisa varia a seconda del tipo di pubblicazione.
Monografia
Le monografie sono libri scritti interamente da uno o più autori, a differenza dei volumi collettanei, che raccolgono contributi di autori diversi. Quando sono inserite in bibliografia, la voce contiene, nell’ordine: cognome e nome dell’autore, anno di pubblicazione, titolo del libro in corsivo, luogo di pubblicazione e casa editrice.
- Nel testo: (Brower 2014)
- In bibliografia: Brower, Jeffrey E. 2014. Aquinas’s Ontology of the Material World: Change, Hylomorphism, and Material Objects. Oxford: Oxford University Press.
Articolo in rivista
Il titolo dell’articolo viene posto tra virgolette doppie, mentre il titolo della rivista è in corsivo. Seguono il numero del volume, l’eventuale numero del fascicolo e l’intervallo completo delle pagine dell’articolo.
- Nel testo: (Friedman 2021)
- In bibliografia: Friedman, Russell L. 2021. “Is Matter the Same as Its Potency? Some Fourteenth-Century Answers”. Vivarium 59/1–2: 123–142.
Capitolo in volume collettaneo
Un capitolo in un volume collettaneo è un contributo scritto da un autore e pubblicato all’interno di un volume curato da uno o più studiosi, che raccoglie contributi di autori diversi. In questo caso bisogna distinguere chiaramente il titolo del capitolo, posto tra virgolette doppie, dal titolo del volume, posto in corsivo. Devono inoltre essere indicati il curatore o i curatori del volume e l’intervallo completo delle pagine occupate dal capitolo.
- Nel testo: (Charles 2018)
- In bibliografia: Charles, David. 2018. “Physics I.7”. In Aristotle’s Physics Book I: A Systematic Exploration, curato da Diana Quarantotto. Cambridge: Cambridge University Press, 178–205.
Volume collettaneo
Quando viene citato il volume nel suo complesso, la voce viene costruita a partire dai curatori:
- Nel testo: (Mousavian e Fink 2020)
- In bibliografia: Mousavian, Seyed N., e Jakob Leth Fink, cur. 2020. The Internal Senses in the Aristotelian Tradition. Cham: Springer.
L’indicazione “cur.” segnala che Mousavian e Fink sono i curatori del volume e non gli autori di una monografia. Se invece si utilizza un singolo capitolo contenuto nel volume, deve essere citato l’autore di quel capitolo e la relativa voce deve seguire il modello indicato sopra per i capitoli in volume.
È importante non confondere queste due situazioni. Se si discute, per esempio, un argomento presentato da un singolo autore in un capitolo di un volume collettaneo, il riferimento deve essere al capitolo, non genericamente al volume che lo contiene.
Fonti primarie nella bibliografia
Le fonti primarie premoderne devono comparire in una sezione distinta della bibliografia, intitolata “Fonti primarie”. In questa sezione si indica sempre l’edizione effettivamente utilizzata nella tesi e, quando pertinente, anche la traduzione.
La differenza rispetto alla letteratura secondaria è fondamentale. Nel corpo del testo, una fonte medievale viene normalmente identificata mediante autore, opera e riferimento canonico:
- (Tommaso d’Aquino, In Phys. I, 118 [9], 59)
La bibliografia, invece, specifica attraverso quale edizione moderna quel testo è stato consultato indicando anche l’abbreviazione, se è stata utilizzata nel testo:
- Tommaso d’Aquino. In octo libros Physicorum Aristotelis expositio (= In Phys.). Edito da Mariano Maggiolo. Torino e Roma: Marietti, 1965.
Un’edizione critica può essere indicata analogamente:
- Duns Scoto, Giovanni. Lectura in librum secundum Sententiarum, distinctiones 7–44. Edito dalla Commissio Scotistica. Opera omnia 19. Città del Vaticano: Typis Vaticanis, 1993.
Nel testo, tuttavia, la fonte continuerà ad essere citata attraverso le divisioni interne dell’opera:
- (Duns Scoto, Lectura II, d. 12, q. 1, n. 24)
Lo stesso principio vale per una fonte primaria accompagnata da una traduzione. Per esempio:
- Nel testo: (Tommaso d’Aquino, De ente, cap. 2; trad. Porro 2002)
- In bibliografia: Tommaso d’Aquino. L’ente e l’essenza (= De ente). Introduzione, traduzione, note e apparati di Pasquale Porro. Milano: Bompiani, 2002.
Le fonti primarie devono essere ordinate alfabeticamente secondo il nome dell’autore storico. Quando vengono utilizzate più edizioni della stessa opera, ciascuna deve essere indicata separatamente. Se l’opera è anonima, la voce viene ordinata sulla base del titolo.
ASPETTI FORMALI
Virgolette e citazioni
Per le citazioni brevi si utilizzano sempre le virgolette doppie:
- “la materia prima è pura potenza”.
Le virgolette singole sono riservate a una citazione interna a un’altra citazione:
- “Tommaso la descrive come ‘conoscenza per analogia’ nel suo commento”.
Le virgolette uncinate («…») non devono essere utilizzate, neppure nelle tesi scritte in italiano. Se una fonte utilizza un sistema diverso di virgolette, questo deve essere normalizzato secondo queste convenzioni quando la citazione viene incorporata nel testo della tesi.
Le citazioni lunghe (superiori a tre righe nel corpo del testo) devono essere presentate come citazioni a blocco e non richiedono virgolette. In tal caso, la citazione lunga:
- deve essere in un font di una misura minore rispetto a quello del corpo principale del testo,
- tutto il blocco deve avere il rientro da sinistra di un centimetro.
Le omissioni all’interno di una citazione devono essere indicate con parentesi quadre: […]. Le aggiunte o precisazioni dell’autore della tesi devono essere poste anch’esse tra parentesi quadre.
Note a piè di pagina
Poiché i riferimenti bibliografici vengono normalmente inseriti nel corpo del testo, le note a piè di pagina non servono a contenere la normale bibliografia secondaria. Devono quindi essere utilizzate soprattutto per precisazioni che interromperebbero eccessivamente il filo dell’argomento, discussioni secondarie utili ma non essenziali, chiarimenti testuali o editoriali e informazioni particolari sulle fonti.
Intelligenza artificiale e controllo della bibliografia
Gli strumenti di intelligenza artificiale possono essere utili come fase aggiuntiva di proofreading della bibliografia, ma devono essere utilizzati con particolare cautela. Un uso appropriato consiste nel fornire all’AI una bibliografia già preparata e chiederle di segnalare possibili problemi, per esempio incoerenze nella punteggiatura, nomi scritti in modi diversi, anni mancanti, intervalli di pagine formattati diversamente o voci che sembrano non rispettare lo stylesheet. Ogni suggerimento deve poi essere verificato dall’autore sulla fonte originale prima di essere accettato.
L’AI non deve invece essere utilizzata per costruire il sistema bibliografico, inventare o completare dati mancanti sulla base di supposizioni, oppure trasformare autonomamente la bibliografia in un nuovo “file pulito”. Una riscrittura integrale rende molto più difficile distinguere i dati originali dalle modifiche introdotte dal sistema e può nascondere errori, omissioni o riferimenti inesistenti.
Si ricordi sempre che l’AI è uno strumento: la responsabilità ultima rispetto a errori bibliografici, concettuali, plagio e altri tipi di cattive pratiche accademiche ricade sempre e comunque sullo studente.
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Le norme possono essere scaricate qui.
Latest update: October 2026

