Agire bene
Tommaso d’Aquino e le virtù
Corso di Storia della filosofia medievale (CdS in Filosofia). Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne (DICAM), Università di Messina. Primo semestre, anno accademico 2026/2027.
Il corso esplora la teoria delle virtù di Tommaso d’Aquino nel più ampio quadro della filosofia medievale e si articola in due parti. La prima parte offre un’introduzione ad alcuni temi fondamentali del pensiero medievale, con particolare attenzione alla metafisica, alla filosofia naturale e alla teoria della conoscenza. In questa sezione, il corso esaminerà le principali strutture concettuali attraverso cui la filosofia medievale ha compreso la realtà, la natura e le condizioni della conoscenza umana, fornendo così il necessario sfondo teorico per la seconda parte del corso. La seconda parte si concentra sulla teoria delle virtù di Tommaso d’Aquino come una delle formulazioni più influenti e sistematiche della vita morale nella tradizione medievale. Particolare attenzione sarà dedicata al rapporto tra ragione, volontà, abito e azione, così come alla distinzione tra virtù morali e intellettuali, al ruolo della prudenza e al posto della virtù nella più ampia concezione tommasiana della natura umana e del suo compimento. Attraverso il pensiero di Tommaso, il corso esplorerà così una delle più raffinate elaborazioni medievali del carattere, dell’azione morale e della realizzazione umana.
Teaser del corso (YouTube)
English Description
Acting Well: Thomas Aquinas and the Virtues
The course explores Aquinas’s theory of the virtues within the broader framework of medieval philosophy, and it is organised in two parts. The first part offers an introduction to some fundamental themes of medieval thought, with particular attention to metaphysics, natural philosophy, and the theory of knowledge. In this section, the course will examine the main conceptual structures through which medieval philosophy understood reality, nature, and the conditions of human knowledge, thereby providing the necessary theoretical background for the second part of the course. The second part focuses on Aquinas’s theory of the virtues as one of the most influential and systematic accounts of moral life in the medieval tradition. Particular attention will be devoted to the relation between reason, will, habit, and action, as well as to the distinction between moral and intellectual virtues, the role of prudence, and the place of virtue within Aquinas’s broader understanding of human nature and its fulfilment. Through Aquinas’s thought, the course will explore one of the most refined medieval accounts of character, moral action, and human flourishing.
Bibliografia
(1.) Dossier di testi filosofici che verrà reso disponibile all’inizio delle lezioni sulla piattaforma https://elearning.unime.it.
(2.) Giovanni Catapano, Filosofie medievali. Roma: Carocci, 2024
(3.) Robert Pasnau, “Thomas Aquinas”, in The Stanford Encyclopedia of Philosophy (Winter 2024 Edition), a cura di Edward N. Zalta e Uri Nodelman. Una traduzione italiana non ufficiale del testo, predisposta esclusivamente per uso didattico interno al corso, verrà resa disponibile all’inizio delle lezioni sulla piattaforma https://elearning.unime.it.
(4.) John Finnis, “Aquinas’ Moral, Political, and Legal Philosophy”, in The Stanford Encyclopedia of Philosophy (Spring 2021 Edition), a cura di Edward N. Zalta. Una traduzione italiana non ufficiale del testo, predisposta esclusivamente per uso didattico interno al corso, verrà resa disponibile all’inizio delle lezioni sulla piattaforma https://elearning.unime.it.
(5.) Sofia Vanni Rovighi, “Natura e moralità nell’etica di S. Tommaso d’Aquino”, Rivista di Filosofia Neo-Scolastica, 49/3 (1957): 201–212.
Il tribunale tomistico
Il Tribunale tomistico si riunisce nelle ultime giornate del corso per esaminare e giudicare una serie di casi etici attraverso una procedura ispirata alla disputatio scolastica medievale. Il dibattimento assume la forma di un confronto filosofico regolamentato, nel quale accusa e difesa sono chiamate a sostenere tesi contrapposte, formulare obiezioni e rispondere alle argomentazioni avversarie, facendo ricorso ai principi della filosofia morale di Tommaso d’Aquino.
Regole del tribunale tomistico
Gli studenti che intendono partecipare si organizzano in gruppi composti da almeno due persone. Ciascun gruppo sceglie uno dei sette casi sottoposti al giudizio del Tribunale e ne prepara autonomamente l’analisi, al di fuori dell’orario delle lezioni. I membri del gruppo assumono ruoli contrapposti: una parte sostiene l’accusa, l’altra la difesa dell’imputato. Entrambe devono ricostruire accuratamente le circostanze del caso, individuare le questioni morali rilevanti e predisporre una linea argomentativa coerente con i principi filosofici adottati.
Quando il gruppo avrà completato la preparazione, si procederà alla convocazione della relativa udienza. Il docente, nelle funzioni di giudice, dichiarerà aperta la seduta e darà lettura del capo di imputazione. Avrà quindi inizio il dibattimento, durante il quale accusa e difesa esporranno le rispettive argomentazioni, potranno contestare quelle della controparte e rispondere alle obiezioni sollevate. Il resto della classe costituirà la giuria, incaricata di ascoltare le parti e formulare il giudizio conclusivo. Il giudice presiederà la discussione, garantendo il rispetto delle procedure, la pertinenza degli interventi e la correttezza dell’argomentazione filosofica.
Il Tribunale riconosce come fonti ammissibili esclusivamente le dottrine di Tommaso d’Aquino e degli autori pertinenti alla sua elaborazione filosofica, fra i quali Aristotele, Avicenna, Averroè e gli altri pensatori discussi durante il corso. Ogni tesi dovrà essere adeguatamente argomentata e giustificata attraverso il riferimento a principi, distinzioni concettuali e, ove possibile, testi specifici. Non saranno sufficienti affermazioni fondate sul senso comune, sulle convinzioni morali personali o su considerazioni estranee all’orizzonte filosofico adottato. Come nella disputa scolastica, le parti dovranno misurarsi con le ragioni dell’avversario, riconoscere la forza delle eventuali obiezioni e cercare di risolverle attraverso argomenti filosoficamente fondati.
I sette casi sono stati selezionati per la loro complessità e per la possibilità di esaminarli attraverso i tre nuclei fondamentali del corso: la teoria dell’anima e il rapporto tra intelletto e volontà; la teoria dell’azione e della sua qualificazione morale; la teoria delle virtù e dei vizi. Accusa e difesa sono pertanto invitate a considerare attentamente la natura degli atti compiuti, le intenzioni degli agenti, le circostanze, le condizioni della deliberazione e le disposizioni morali dei personaggi coinvolti. Particolare attenzione dovrà essere riservata alla distinzione fra la moralità di un’azione e la responsabilità personale di chi la compie, così come fra virtù autentiche e comportamenti che ne possiedono soltanto l’apparenza.
Il Tribunale mette inoltre a disposizione delle parti un ampio archivio dottrinale, costituito dall’intera Summa theologiaedi Tommaso d’Aquino, che accusa e difesa potranno consultare per individuare ulteriori argomenti a sostegno delle proprie posizioni. Le parti potranno altresì richiedere al giudice l’esame delle prove documentali e audiovisive relative al caso prescelto. Qualora ritenuto opportuno, sarà organizzata al di fuori dell’orario delle lezioni una visione collettiva del film, dell’episodio o di altri materiali narrativi pertinenti, così da consentire una ricostruzione più accurata dei fatti e delle circostanze sottoposte a giudizio.
Concluso il dibattimento e ascoltate le argomentazioni finali delle parti, la giuria si riunirà per deliberare. Il verdetto dovrà essere formulato alla luce dei principi filosofici discussi, distinguendo, quando necessario, la liceità morale degli atti dalla colpevolezza dei soggetti coinvolti. Terminata la deliberazione, la giuria comunicherà la propria decisione al giudice, che pronuncerà pubblicamente il verdetto. Dopo la pronuncia del verdetto, il giudice procederà alla determinatio magistralis, secondo la tradizione della disputa scolastica medievale. Riprenderà la questione sottoposta a giudizio, esaminerà criticamente le argomentazioni dell’accusa e della difesa e proporrà una soluzione filosoficamente fondata, chiarendo quali conclusioni siano sostenibili alla luce delle dottrine di Tommaso d’Aquino e quali problemi rimangano eventualmente aperti.
La partecipazione al Tribunale tomistico è volontaria. L’attività costituisce una prova in itinere, della quale si terrà conto nella valutazione complessiva in sede d’esame. Saranno particolarmente apprezzati il rigore dell’argomentazione, la conoscenza delle dottrine filosofiche impiegate, la capacità di formulare e risolvere obiezioni e la coerenza complessiva della posizione sostenuta.
Imputati e capi di imputazione
Sono sottoposti al giudizio del Tribunale tomistico sette casi di presunta responsabilità morale, ciascuno corredato dalla ricostruzione delle circostanze e da uno specifico capo d’imputazione. Accusa e difesa saranno chiamate a esaminare i fatti e a sostenere le rispettive tesi alla luce delle dottrine filosofiche ammesse dal Tribunale. La determinazione della colpevolezza è rimessa al verdetto della giuria, all’esito del contraddittorio tra le parti.
#1: Ye Wenje
Ye Wenjie, astrofisica cinese colpita dalla Rivoluzione culturale, perde ogni fiducia nell’umanità. Dalla base militare di Red Coast stabilisce un contatto con la civiltà extraterrestre di Trisolaris. Pur essendo stata avvertita del pericolo di un’invasione, invita gli extraterrestri a conquistare la Terra, convinta che possano liberarla dalla violenza e dalle ingiustizie umane.
Circostanze del caso e capi di imputazione
Ye Wenjie cresce in un ambiente intellettuale molto raffinato nella Pechino degli anni sessanta. Suo padre, Ye Zhetai, è un fisico dell’Università Tsinghua di Pechino; sua madre, Shao Lin, è anch’essa una studiosa. La famiglia viene travolta dalla Rivoluzione culturale. Durante una pubblica sessione di denuncia, Ye Zhetai è accusato di difendere teorie scientifiche giudicate incompatibili con l’ortodossia politica. La moglie prende le distanze da lui per proteggere la propria posizione. Il professore rifiuta di rinnegare ciò che considera scientificamente vero ed è picchiato a morte dalle Guardie Rosse. Ye Wenjie assiste all’omicidio senza riuscire a impedirlo.
Oltre a perdere il padre, Ye Wenjie vede il linguaggio della giustizia e del progresso trasformarsi in un mezzo di umiliazione, conformismo e violenza. Anche i rapporti familiari e l’ambiente universitario, che avrebbero dovuto offrire protezione e strumenti di conoscenza, risultano compromessi. La sua esperienza induce una crescente diffidenza verso le capacità morali della società umana.
Allontanata dalla vita accademica, Ye Wenjie viene inviata in una regione boscosa della Mongolia Interna, dove è costretta a svolgere lavori manuali molto pesanti. Qui incontra Bai Mulin, un giornalista preoccupato per la devastazione ambientale. Legge La primavera silenziosa di Rachel Carson, che la porta a riflettere sul potere distruttivo della specie umana nei confronti della natura. Quando Bai Mulin scrive una denuncia contro il disboscamento, Ye Wenjie viene coinvolta nella stesura materiale del testo: il giornalista, spaventato dalle ripercussioni politiche, finisce per scaricare su di lei la responsabilità della lettera. Ye viene arrestata e sottoposta a ulteriori pressioni. Anche in questa circostanza rifiuta di accusare falsamente altre persone per ottenere la propria liberazione. Ye Wenjie è quindi capace di fermezza morale, resistenza alle pressioni e fedeltà alla verità: si tratta di una persona che sa opporsi all’ingiustizia quando ne è vittima o quando le viene chiesto di collaborarvi.
Ye Wenjie viene infine trasferita a Red Coast, un’installazione militare isolata che dispone di un potente sistema di trasmissione radio. La struttura nasconde un progetto di comunicazione interstellare. Grazie alla sua formazione scientifica, Ye ottiene progressivamente un ruolo rilevante nelle operazioni.
Lavorando sui segnali elettromagnetici, Ye Wenjie comprende che il Sole può essere utilizzato per amplificare un’emissione radio destinata allo spazio profondo. Senza autorizzazione, invia un primo messaggio contenente informazioni sulla Terra. La trasmissione è un esperimento scientifico eccezionale, ma è anche una scelta unilaterale: nessuno le ha affidato il compito di decidere se l’umanità debba entrare in contatto con potenze sconosciute.
Anni dopo, Ye Wenjie intercetta una risposta proveniente da Trisolaris, un pianeta abitato da esseri intelligenti e soggetto a condizioni astronomiche estremamente instabili. Il messaggio è stato inviato da un individuo che desidera evitare una catastrofe. Lo sconosciuto le rivela che, se la Terra risponderà, la civiltà trisolariana potrà individuare il pianeta e cercherà di conquistarlo. La richiesta è inequivocabile: non trasmettere una nuova risposta. Ye riceve quindi un’informazione che modifica radicalmente la natura della sua scelta: il contatto non è più un esperimento dall’esito ignoto dato che una minaccia dell’invasione viene esplicitamente annunciata.
Ye Wenjie decide di rispondere. La sua comunicazione invita gli extraterrestri a raggiungere la Terra e manifesta la disponibilità ad aiutarli nella conquista. Nella sua prospettiva, la civiltà umana ha dimostrato di non essere in grado di risolvere da sola le proprie contraddizioni. Una forza esterna è necessaria per porre termine alla sua violenza e al suo comportamento distruttivo. Questa convinzione nasce da esperienze vissute e da una riflessione che Ye giudica lucida e razionale. Allo stesso tempo, la sua decisione coinvolge miliardi di individui che non conosce e ai quali non chiede alcun consenso.
Il capo di imputazione morale: la decisione di rispondere al messaggio da Trisolaris è la causa di una serie di eventi che portano all’invasione del pianeta da parte delle truppe trisolariane.
Questioni preliminari:
- Quali eventi della vita di Ye Wenjie aiutano a comprendere la sua scelta? Comprenderli modifica anche il giudizio sulla sua responsabilità?
- In quale momento Ye dispone di informazioni sufficienti per prevedere un grave pericolo per altre persone?
- Che differenza c’è fra agire per il bene dell’umanità e attribuirsi l’autorità di decidere per tutta l’umanità?
- Quale rapporto intercorre tra le sue convinzioni circa il male umano, la sua intenzione e gli atti che sceglie di compiere?
Riferimenti: il caso narrativo proviene da Il problema dei tre corpi (三体), un romanzo di fantascienza scritto da Liu Cixin che intreccia storia cinese contemporanea, ricerca scientifica e primo contatto con una civiltà extraterrestre. Una parte essenziale della vicenda si svolge durante la Rivoluzione culturale, quando la vita accademica viene sottoposta a violente campagne politiche. Più tardi, la narrazione si apre su una crisi che riguarda tutta la specie umana: un messaggio inviato dalla Terra ha rivelato la sua presenza a una civiltà lontana e tecnologicamente avanzata. La responsabilità di quel primo contatto conduce a Ye Wenjie, astrofisica cinese la cui storia personale occupa una posizione decisiva nel romanzo.
#2: Jean-Luc Picard
Timicin, scienziato di Kaelon II, chiede asilo politico sulla USS Enterprise per sottrarsi alla Resolution, una tradizione che impone il suicidio al compimento dei sessant’anni. Il capitano Jean-Luc Picard, vincolato alla Prime Directive (Prima Direttiva), che vieta di interferire nelle società aliene, non interviene per impedirne il rimpatrio. Timicin torna così sul proprio pianeta, dove si sottopone al rituale e muore.
Circostanze del caso e capi di imputazione
La Federazione Unita dei Pianeti entra in contatto con società che possiedono istituzioni, valori e tradizioni differenti. La USS Enterprise-D, comandata da Jean-Luc Picard, svolge missioni di esplorazione e collaborazione scientifica. Uno dei principi guida della Flotta Stellare è la Prime Directive (Prima Direttiva), che limita le interferenze nello sviluppo delle altre società. Questo principio, tuttavia, può entrare in tensione con la protezione dei singoli individui quando una consuetudine locale appare gravemente ingiusta.
Kaelon II è un mondo la cui stella sta progressivamente esaurendo la propria energia. La sopravvivenza della popolazione dipende dalla possibilità di contrastare il declino del Sole locale. Sul pianeta vige anche una tradizione chiamata Resolution (Risoluzione): al compimento dei sessant’anni, ogni persona deve porre fine alla propria vita mediante un rituale socialmente riconosciuto. I Kaelon spiegano tale istituzione facendo riferimento alle difficoltà affrontate in passato dalle famiglie e dalla collettività nel prendersi cura dei membri più anziani, soprattutto quando le capacità fisiche e mentali diminuiscono. Stabilire un’età uniforme consente, secondo questa concezione, di affrontare la fine della vita con dignità e senza gravare sugli altri.
Il rituale esiste da moltissimo tempo ed è divenuto una componente centrale dell’identità collettiva. I suoi sostenitori non lo considerano un assassinio: vi riconoscono un dovere sociale e familiare, un gesto atteso e onorato. Proprio questa normalizzazione rende il caso problematico. La Resolution viene presentata come una scelta rituale del singolo, ma chi prova a sottrarvisi rischia la condanna pubblica, l’emarginazione e ripercussioni sulla propria famiglia.
Timicin è uno scienziato di Kaelon II che ha dedicato una parte fondamentale della propria vita allo studio della stella del suo pianeta. È una persona colta, disciplinata, abituata al ragionamento scientifico e profondamente legata alla propria comunità. Ha una figlia adulta, Dara, e un nipote. Dopo una lunga carriera, egli si trova in una posizione paradossale: possiede conoscenze che potrebbero contribuire alla salvezza del suo mondo proprio quando la tradizione gli impone di morire.
Timicin viene accolto a bordo dell’Enterprise per effettuare esperimenti con l’assistenza delle tecnologie della Federazione. Il tentativo di riattivare una stella simile a quella di Kaelon II non produce il risultato sperato, ma emergono elementi utili per proseguire la ricerca. Lo scienziato comprende che un ulteriore lavoro potrebbe avvicinare la soluzione. Il problema è il tempo: il suo sessantesimo compleanno è imminente, e con esso la data fissata per la Resolution.
Durante la permanenza sull’Enterprise, Timicin conosce Lwaxana Troi, una donna energica, curiosa, espansiva e talvolta indiscreta: dietro questa vivacità mostra una sincera capacità di affezionarsi agli altri. Fra i due nasce un legame inatteso. Il rapporto assume una particolare intensità quando Lwaxana scopre che Timicin sta per morire in conformità alla tradizione del suo pianeta, benché sia ancora attivo, intelligente, capace di amare e desideroso di continuare il proprio lavoro.
Lwaxana rifiuta di considerare inevitabile la morte di Timicin. Lo invita a riconoscere il valore della propria vita e a immaginare un futuro in cui possa proseguire le ricerche e la relazione appena iniziata. Timicin, inizialmente fedele al costume, comincia a valutare la possibilità di non sottoporsi alla Resolution. Il suo interesse personale si intreccia a una motivazione di interesse collettivo: egli può forse contribuire a salvare Kaelon II, e la rinuncia al lavoro scientifico sembra tanto più irrazionale quanto più la situazione del pianeta è critica.
Timicin chiede asilo politico a bordo dell’Enterprise. Il gesto si scontra con le autorità del suo mondo, che trattano il rifiuto del rituale come una violazione intollerabile. Il capitano Picard deve gestire una questione delicata: difendere una persona che chiede protezione, mantenendo al tempo stesso i vincoli della Prime Directive e i rapporti con Kaelon II. Lwaxana non comprende perché una norma di non interferenza debba impedire di contrastare una pratica che condurrà alla morte di un individuo. Picard, tuttavia, non ritiene di avere il potere di riscrivere le usanze di un’altra società semplicemente perché le giudica inaccettabili.
La pressione decisiva proviene anche dalla sfera familiare. Dara raggiunge il padre per convincerlo a rispettare la Resolution. La figlia è cresciuta in una società in cui il rituale rappresenta un dovere essenziale e teme che il rifiuto del padre condanni la famiglia alla vergogna e comprometta il posto che essa occupa nella comunità. Timicin si ritrova dunque diviso fra la volontà di vivere, la responsabilità verso la popolazione del pianeta, l’affetto per Lwaxana e il dolore che la sua disobbedienza può procurare a Dara e al nipote.
Timicin decide infine di ritornare su Kaelon II e sottoporsi alla Resolution.
Il capo di imputazione morale: il governo di Kaelon II e Jean-Luc Picard sono responsabili della morte di Timicin.
Questioni preliminari:
- Che differenza esiste fra una scelta liberamente voluta e una scelta resa quasi inevitabile dalle sanzioni sociali?
- La Resolution è moralmente giustificata dal fatto di essere una pratica antica, riconosciuta e condivisa dalla comunità?
- Il possibile contributo scientifico di Timicin cambia il valore della sua vita o rende soltanto più evidente un problema che riguarda ogni abitante di Kaelon II?
- Dara agisce per amore del padre e della famiglia, per timore della riprovazione pubblica oppure per autentica convinzione morale? Le motivazioni possono coesistere?
- Picard deve rispettare la tradizione di Kaelon II anche quando ciò comporta la morte di Timicin? Quali limiti dovrebbe avere il non intervento?
Riferimenti: caso narrativo tratto da Star Trek: The Next Generation, stagione 4, episodio 22: “Half a Life” (1991).
#3: Il netturbino di new port city
A New Port City, in un futuro nel quale la mente umana può essere collegata direttamente alle reti informatiche, un netturbino è convinto di avere una moglie e una figlia. Nel tentativo di risolvere una crisi coniugale, accetta di utilizzare illegalmente un programma informatico per sorvegliare la presunta moglie. Senza saperlo sta in realtà hackerando il governo giapponese.
Circostanze del caso e capi di imputazione
A New Port City, una metropoli del Giappone del XXI secolo, impianti cibernetici, protesi artificiali e collegamenti diretti alle reti informatiche sono ormai parte della vita quotidiana. Per molte persone, il cervello biologico comunica con dispositivi elettronici e sistemi esterni. Questa integrazione accresce capacità di memoria, comunicazione e azione, ma introduce nuove forme di vulnerabilità: qualcuno può penetrare nei sistemi che mediano il pensiero, alterare dati personali e influenzare la percezione stessa della realtà.
La sezione 9 è un’unità di pubblica sicurezza impegnata anche contro i crimini informatici e le minacce politiche. Una delle forme più pericolose di attacco è il cosiddetto ghost-hacking, attraverso cui un aggressore interferisce con la mente connessa di un’altra persona. Il termine “ghost” rinvia alla dimensione della coscienza e dell’identità personale, mentre il “shell” è il corpo, eventualmente artificiale o largamente cibernetico, in cui essa opera.
Il protagonista del caso è un operatore addetto alla raccolta dei rifiuti. Si tratta di un uomo qualunque, che lavora su un camion per la nettezza urbana e conduce una vita apparentemente segnata da una crisi sentimentale. Il netturbino è infatti convinto di avere una moglie, di attraversare una separazione e di essere padre di una bambina. Crede di possedere ricordi di una relazione familiare e immagini di una figlia che ama.
Un interlocutore misterioso gli propone un programma per entrare illegalmente nei sistemi della moglie e ottenere informazioni utili a comprendere la crisi coniugale. L’uomo, persuaso dalla propria storia personale, accetta di compiere accessi informatici irregolari. La scelta può apparirgli un modo discutibile ma comprensibile per risolvere un problema privato.
In realtà, l’operazione non riguarda la moglie. Il netturbino è stato a sua volta manipolato: le sue azioni servono a un piano di intrusione informatica diretto verso un obiettivo governativo. L’indagine della sezione 9 riconduce gli accessi sospetti ai terminali utilizzati lungo il percorso del camion della spazzatura. La regolarità del lavoro quotidiano offre all’attaccante una copertura: l’uomo si muove per la città e si collega a diversi punti della rete senza capire di stare contribuendo a un’operazione di altra natura.
Il netturbino possiede quindi una rappresentazione profondamente falsa sia della situazione personale che lo spinge ad agire, sia dello scopo reale del programma informatico. Sa di effettuare operazioni discutibili per controllare la vita privata di qualcuno che crede sua moglie. Ma ignora di essere stato trasformato in uno strumento per colpire un’altra persona. Non tutte le componenti della sua condotta, quindi, sono inconsapevoli nello stesso senso, e la sua ignoranza non investe ogni aspetto del comportamento con la stessa intensità.
Quando la sezione 9 lo identifica e lo interroga, emerge che l’uomo non ha mai avuto la famiglia che crede di ricordare. I ricordi della moglie, della figlia, della separazione e della sofferenza che l’ha spinto ad agire sono stati artificialmente inseriti nella sua mente. Anche le immagini che conserva come prova della propria vita familiare perdono significato. L’uomo scopre improvvisamente che una parte intima della sua biografia è stata costruita da altri per guidare il suo comportamento.
Il film del 1995 rende la scena particolarmente dolorosa: gli investigatori gli spiegano che vive da anni da solo e lo invitano a rispondere a domande elementari: come si chiama la figlia, quando si è sposato, dove ha incontrato la moglie? I ricordi, che fino a un momento prima sembravano solidi, non resistono alla verifica. Il dolore del netturbino non è simulato: egli soffre davvero per la perdita di persone che non sono mai esistite.
Il netturbino appare così simultaneamente autore materiale di un’azione illecita e vittima di una violazione profonda. L’aggressore ha sfruttato il suo bisogno di affetto, la sua fiducia nei propri ricordi e la sua capacità di deliberare sulla base di ciò che riteneva vero. Il fatto che l’uomo abbia agito volontariamente in un certo senso non stabilisce automaticamente che fosse consapevole di tutti gli elementi che rendono il suo comportamento grave.
Il capo di imputazione morale: il netturbino è stato complice nell’hackeraggio del governo giapponese.
Questioni preliminari:
- Che cosa intendeva fare il netturbino? Che cosa ha realmente contribuito a fare? Le due descrizioni coincidono?
- La sua ignoranza riguarda gli effetti della propria azione, le circostanze, l’identità delle persone coinvolte o il suo stesso passato?
- Possiamo rimproverargli il tentativo di violare la privacy della moglie che credeva di avere, anche se la moglie non esiste?
- Una convinzione falsissima, ma soggettivamente impossibile da distinguere da un ricordo vero, modifica il grado di volontarietà dell’atto?
- Chi ha introdotto i falsi ricordi è responsabile soltanto della manipolazione o anche delle azioni compiute dall’uomo manipolato?
Riferimenti: Masamune Shirow, The Ghost in the Shell (攻殻機動隊), manga, cap. 3, “Junk Jungle” (capitolo apparso in origine nel 1989; raccolta in volume del 1991). Lo stesso episodio si trova in modo simile (ma non identico) anche in The Ghost in the Shell, film d’animazione diretto da Mamoru Oshii, 1995.
#4: Severus Snape (Severus Piton)
Severus Snape (o Piton, come è anche noto) è un professore di Hogwarts che opera segretamente come doppio agente nella guerra contro Voldemort. Quando Voldemort ordina al giovane Draco Malfoy di assassinare Dumbledore (Silente), quest’ultimo chiede a Snape di ucciderlo al posto del ragazzo. Snape accetta e uccide Dumbledore.
Circostanze del caso e capi di imputazione
La vicenda si svolge nel contesto del conflitto che oppone Lord Voldemort e i suoi seguaci a coloro che cercano di impedire il ritorno di un potere fondato sulla violenza e sulla superiorità del sangue magico. La Hogwarts School of Witchcraft and Wizardry, diretta per molti anni da Albus Dumbledore (Albus Silente), è uno dei centri della resistenza. Proprio a Hogwarts insegna Severus Snape, professore brillante, severo e spesso apertamente ostile nei confronti di alcuni studenti.
Snape occupa una posizione ambigua. Ha un passato tra i seguaci di Voldemort, dispone della fiducia di Voldemort e, allo stesso tempo, è uno dei collaboratori più riservati di Dumbledore. La sua abilità nel dissimulare pensieri e sentimenti gli permette di agire per anni come doppio agente. Queste competenze rendono però quasi impossibile, per gli altri personaggi, capire quale parte egli abbia realmente scelto.
Per capire le decisioni di Snape bisogna risalire alla sua adolescenza. Cresciuto in un ambiente familiare difficile, Severus stabilisce un legame profondo con Lily Evans, futura madre di Harry Potter. A Hogwarts i due vengono smistati in case diverse: Snape in Slytherin (Serpeverde) e Lily in Gryffindor (Grifondoro). Nel corso degli anni Severus si avvicina ad ambienti favorevoli alla magia oscura. Le sue scelte e le sue parole feriscono Lily, fino a compromettere la loro amicizia. Lily sposerà James Potter, con il quale Snape aveva avuto un rapporto di aspra rivalità.
Divenuto seguace di Voldemort, Snape riferisce al suo capo una parte di una profezia riguardante un bambino destinato a contrastarlo. Quando comprende che Voldemort potrebbe interpretarla come riferita a Harry Potter e che Lily corre un pericolo mortale, Snape cerca l’aiuto di Dumbledore. Inizialmente la sua preoccupazione riguarda soprattutto Lily; solo in seguito accetta di cooperare per proteggere anche la famiglia di lei. Voldemort uccide James e Lily e tenta di uccidere Harry, senza riuscirci. Dopo quella perdita, Snape continua a servire Dumbledore e a proteggere Harry, pur manifestando verso il ragazzo un risentimento che rende il rapporto doloroso e ingiusto in molte occasioni.
Voldemort ordina a Draco Malfoy, giovane studente di Hogwarts, di assassinare Dumbledore. La missione mette Draco in una situazione terribile: rifiutare significa esporsi alla vendetta di Voldemort, mentre obbedire richiede che compia personalmente un omicidio. Narcissa Malfoy, madre del ragazzo, cerca l’aiuto di Snape. Questi presta un giuramento magico la cui violazione comporta la morte, promettendo fra l’altro che porterà a termine la missione qualora Draco fallisca.
Dumbledore è consapevole della minaccia e, a sua volta, si trova in una condizione estrema. In precedenza ha indossato un anello maledetto, collegato a uno degli Horcrux di Voldemort, e ne ha subito gli effetti. Snape è riuscito a rallentare il progredire della maledizione, senza poterlo arrestare definitivamente: Dumbledore sa di avere ancora poco tempo da vivere. Il direttore ritiene inoltre che Draco non debba essere indotto a compiere un assassinio che segnerebbe profondamente la sua vita morale.
Dumbledore chiede dunque a Snape di essere lui a ucciderlo quando arriverà il momento. La richiesta si inserisce anche nella strategia della guerra contro Voldemort: l’atto conserverebbe a Snape la credibilità necessaria per continuare a muoversi fra i suoi seguaci. I motivi convergono, ma non sono identici. C’è la volontà di sottrarre Draco all’omicidio, la consapevolezza dell’approssimarsi della morte di Dumbledore e l’utilità strategica di mantenere la posizione di Snape. Il fatto che Dumbledore chieda di essere ucciso è un dato essenziale del problema, ma non decide da solo la liceità morale dell’azione.
Dumbledore viene affrontato da Draco, che riesce a disarmarlo. Il ragazzo ha avuto l’ordine di ucciderlo, ma esita: non riesce a compiere l’atto e appare lacerato fra la paura di Voldemort e la riluttanza ad assassinare il suo insegnante. Arrivano altri seguaci di Voldemort, trasformando l’esitazione in una situazione sempre più pericolosa. Quando Snape raggiunge Draco, Dumbledore gli rivolge un appello. Snape pronuncia la maledizione mortale Avada Kedavra e Dumbledore muore.
Per Harry, che assiste impotente alla scena, ciò che ha visto conferma il tradimento di un uomo del quale aveva sempre diffidato. Snape fugge insieme ai Death Eaters (Mangiamorte). L’azione ha dunque un oggetto immediato chiarissimo: Snape decide di usare una maledizione letale contro Dumbledore, provocandone la morte.
Il capo di imputazione morale: Snape è colpevole dell’assassinio di Dumbledore.
Questioni preliminari:
- Quali informazioni possiedono Snape, Dumbledore e Draco nell’istante dell’uccisione? Perché il loro giudizio sullo stesso gesto è così diverso?
- In che cosa si distinguono il fine remoto di Snape, l’intenzione prossima e l’azione che sceglie come mezzo?
- Il consenso di Dumbledore e la sua morte ormai vicina cambiano la natura morale dell’atto? Se sì, in che modo?
- Quali alternative erano realisticamente disponibili? Un giuramento che minaccia la vita rende meno volontaria una decisione successiva?
- La disciplina, il coraggio e la fedeltà dimostrati da Snape costituiscono virtù autentiche anche quando convivono con altri comportamenti moralmente riprovevoli?
Riferimenti: Harry Potter and the Half-Blood Prince, regia di David Yates (2009), e Harry Potter and the Deathly Hallows: Part 2, regia di David Yates (2011), tratti dai romanzi di J. K. Rowling.
#5: Batman (Bruce Wayne)
Batman, impegnato nella lotta contro la criminalità di Gotham City, collabora con il procuratore Harvey Dent, simbolo della rinascita politica e morale della città. Dopo che Dent, sconvolto dalla morte della donna amata, diventa un assassino e muore durante uno scontro con Batman, quest’ultimo decide di attribuirsi i suoi crimini per preservarne la reputazione e mantenere la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.
Circostanze del caso e capi di imputazione
Gotham City è una metropoli segnata dalla criminalità organizzata, dalla corruzione e da una diffusa sfiducia nelle istituzioni. Bruce Wayne, ricchissimo erede della Wayne Enterprises, ha assistito da bambino all’assassinio dei propri genitori. Da adulto decide di combattere il crimine assumendo l’identità segreta di Batman. Possiede capacità investigative, disciplina fisica, risorse economiche e tecnologie eccezionali. Il suo intervento, tuttavia, avviene al di fuori delle forme ordinarie della giustizia pubblica: Batman non è un giudice e non è un ufficiale di polizia.
Nella sua attività clandestina, Batman collabora con James Gordon, un poliziotto deciso a contrastare la corruzione, e con Harvey Dent, il nuovo District Attorney. Dent è noto pubblicamente come il “cavaliere bianco” di Gotham: il volto legale e visibile di un cambiamento che Batman, operando nell’ombra, non può rappresentare. Mentre Batman utilizza metodi eccezionali, Dent sembra dimostrare che la città possa ritrovare la fiducia nella legge e nei suoi rappresentanti. Bruce Wayne ripone grandi speranze in Dent, il quale ha anche una relazione con Rachel Dawes, amica d’infanzia di Bruce e persona per lui ancora molto importante. La dimensione politica e quella personale, dunque, si intrecciano senza coincidere.
L’equilibrio viene sconvolto dall’arrivo di Joker, criminale che usa attentati, ricatti e manipolazioni per dimostrare che le regole morali degli individui e delle istituzioni cedono quando sono sottoposte a una pressione sufficiente. Joker non cerca soltanto denaro o potere: vuole mostrare che persone apparentemente virtuose possono essere spinte a tradire i propri principi e che la convivenza civile dipende da condizioni molto più fragili di quanto si creda.
Joker orchestra una serie di situazioni in cui qualcuno deve scegliere sotto minaccia. Fra queste vi sono i due traghetti, uno con civili e l’altro con detenuti, che possono essere fatti esplodere: Joker offre a ciascun gruppo la possibilità di distruggere l’altro per salvarsi. Nessuno dei due gruppi porta a termine la scelta omicida prevista dal criminale.
La prova più dolorosa riguarda però Dent. Rachel viene uccisa in un’esplosione preparata da Joker, mentre Harvey sopravvive riportando gravissime ustioni a metà del volto. Ferito, disperato e convinto che le istituzioni abbiano fallito, Dent abbandona la propria fiducia nella giustizia legale. Si trasforma in Two-Face (Due Facce) e comincia a perseguitare le persone che ritiene responsabili della tragedia. Affida le loro sorti al lancio di una moneta, elevando il caso a criterio di giudizio e punizione. Dent non smette di pensare che qualcuno debba rispondere del male commesso. Ciò che cambia è il modo in cui intende attribuire colpe e infliggere punizioni. La sua sofferenza è reale e le responsabilità di altri personaggi sono spesso concrete. Tuttavia Two-Face pretende di sostituirsi alla legge, minaccia persone innocenti e arriva a decidere del destino altrui attraverso una moneta.
Dent prende in ostaggio la famiglia di Gordon, ritenendo il poliziotto corresponsabile della morte di Rachel. Batman interviene per impedire che uccida il figlio di Gordon. Nello scontro, Dent precipita e muore. Il gesto di Batman è compiuto per salvare il bambino: la morte di Dent è un esito dell’intervento, la cui valutazione richiede di distinguere lo scopo perseguito, il mezzo utilizzato e le conseguenze che ne derivano.
Gordon teme che la rivelazione dei crimini di Dent distrugga la fiducia della popolazione nel simbolo politico sul quale Gotham aveva investito tante speranze. Batman prende allora una seconda decisione: si assume pubblicamente la colpa delle morti attribuite a Two-Face. Gordon accetta di far credere alla città che Batman sia diventato un assassino, mentre Dent viene ricordato come un eroe integro. Con un inganno intenzionale, Batman rinuncia alla propria reputazione per tutelare quella del magistrato e conservare la speranza che le istituzioni possano ancora prevalere. La popolazione è invitata a nutrire fiducia nelle istituzioni sulla base di una narrazione falsa, concordata fra un privato e un alto rappresentante della polizia.
Il capo di imputazione morale: Batman ha privato i cittadini di Gotham di informazioni essenziali, manipolando il consenso politico e compromettendo la trasparenza e il controllo democratico delle istituzioni.
Questioni preliminari:
- Il fatto che Batman sopporti volontariamente la perdita della propria reputazione basta a qualificare la sua scelta come un sacrificio virtuoso?
- L’intenzione di preservare la fiducia nella legge può rendere moralmente accettabile una deliberata falsa attribuzione di colpa?
- Gordon e Batman hanno l’autorità di decidere quali verità la cittadinanza debba conoscere?
- L’uccisione di Dent, come conseguenza dell’intervento a difesa del figlio di Gordon, e la successiva menzogna devono essere giudicate come due atti distinti?
- Harvey Dent incarna inizialmente la virtù della giustizia oppure soprattutto una reputazione di uomo giusto?
Riferimenti: The Dark Knight, regia di Christopher Nolan (2008).
#6: Lamar Burgess
Lamar Burgess dirige Precrime, una divisione di polizia che, grazie alle visioni di tre individui dotati di precognizione, riesce a prevedere gli omicidi prima che vengano commessi. I futuri assassini vengono arrestati e sottoposti a detenzione permanente, anche se l’intervento della polizia impedisce loro di compiere materialmente il delitto.
Circostanze del caso e capi di imputazione
Nel 2054, a Washington, un programma sperimentale chiamato Precrime permette alla polizia di prevenire gli omicidi prima che vengano commessi. Il sistema si basa sulle capacità di tre esseri umani dotati di precognizione, Agatha, Arthur e Dashiell, chiamati “precogs”. Questi individui sono in grado di percepire eventi futuri, in particolare omicidi, attraverso visioni che vengono registrate e analizzate dagli investigatori. Dalle immagini è possibile identificare l’aggressore, le vittime e il momento previsto per il delitto, mentre gli agenti devono spesso ricostruire il luogo in cui esso avverrà.
La divisione è diretta da Lamar Burgess, uno dei principali promotori del programma, mentre John Anderton ne coordina le operazioni sul campo. La missione di Precrime consiste nell’intervenire prima che un omicidio venga effettivamente commesso. Il programma ha ottenuto risultati eccezionali: da quando è operativo, nessun omicidio è stato portato a compimento nella zona sottoposta alla sua giurisdizione. I suoi sostenitori considerano questo risultato una dimostrazione della legittimità del sistema. Se un omicidio può essere previsto e impedito, sembra irragionevole attendere che una persona venga uccisa prima di intervenire.
Precrime, tuttavia, non si limita a impedire materialmente i delitti: coloro che vengono identificati come futuri assassini sono arrestati e sottoposti a una particolare forma di detenzione. Un dispositivo chiamato halo viene applicato alla testa dei detenuti, provocandone l’immobilizzazione. I prigionieri sono successivamente custoditi in capsule individuali all’interno di un’apposita struttura. La loro colpevolezza viene stabilita sulla base delle visioni dei precogs, senza che sia necessario dimostrare l’avvenuta commissione dell’omicidio. Una previsione viene così utilizzata come prova di un crimine che, grazie all’intervento della polizia, non si è mai verificato.
Il caso di Howard Marks costituisce uno dei primi interventi della divisione Precrime. Marks è un uomo di mezza età che vive con la moglie Sarah e il loro figlio. La sua esistenza familiare sembra ordinaria, ma il matrimonio è attraversato da una crisi che Howard non conosce ancora pienamente: Sarah ha una relazione con Donald Dubin.
Una mattina, mentre Howard si trova nella propria abitazione, i precogs prevedono che egli ucciderà Sarah e Donald. Anderton e la sua squadra cominciano a esaminare le immagini della previsione. La visione mostra Howard mentre afferra un paio di forbici e si avvicina alla moglie e all’amante, che si trovano in camera da letto.
Nel frattempo, Howard nota la presenza di un uomo sospetto nei pressi della casa. Poco dopo esce dall’abitazione e osserva Donald entrare per incontrare Sarah. Howard rientra in casa, prende un paio di forbici e raggiunge la camera da letto, dove l’uomo assiste al tradimento della moglie, piange e rimane per qualche momento immobile. Howard è sconvolto dalla gelosia, dalla collera e dal dolore. La scoperta dell’infedeltà modifica radicalmente il suo atteggiamento verso Sarah e Donald.
Quando Howard solleva le forbici per colpire, Anderton interviene e gli blocca il braccio. L’azione omicida non viene portata a termine. Sarah e Donald rimangono vivi, proprio grazie all’intervento tempestivo della polizia. Howard viene immobilizzato e identificato, quindi arrestato per il duplice omicidio che avrebbe dovuto commettere. L’uomo protesta, sostenendo di non aver fatto nulla e di non avere realmente intenzione di uccidere. La sua dichiarazione, tuttavia, sembra difficilmente conciliabile con quanto gli agenti hanno appena osservato: Howard aveva preso le forbici, era entrato nella camera da letto e aveva iniziato un movimento diretto a colpire. Allo stesso tempo, è impossibile stabilire con assoluta certezza che cosa sarebbe accaduto se Anderton non fosse intervenuto.
Precrime non considera questo dubbio: le visioni dei precogs sono trattate come una conoscenza sufficiente del futuro. Secondo il funzionamento del programma, il delitto è stato previsto e impedito: Howard è dunque identificato come il responsabile di un omicidio futuro, anche se nessuna delle due vittime è morta.
Il capo di imputazione morale: Lamar Burgess, come capo della divisione Precrime, è responsabile di avere ingiustamente privato Howard Marks della libertà, sottoponendolo a una pena per un duplice omicidio che egli non ha mai commesso.
Questioni preliminari:
- Quale differenza esiste fra desiderare la morte di qualcuno, decidere di ucciderlo, tentare di farlo e portare effettivamente a termine l’omicidio?
- In quale momento il comportamento di Howard diventa moralmente imputabile? Il fatto che Anderton ne impedisca il compimento modifica anche la responsabilità morale dell’uomo?
- L’ira e la gelosia riducono la libertà di Howard oppure costituiscono parte integrante delle motivazioni che lo spingono ad agire?
- Una previsione infallibile di un’azione futura implica che quell’azione venga compiuta necessariamente? Che rapporto esiste fra conoscenza del futuro e libertà della volontà?
- È possibile distinguere la legittimità dell’intervento con cui Precrime impedisce il duplice omicidio dalla legittimità della successiva detenzione di Howard?
- Il bene collettivo prodotto da Precrime, ossia la prevenzione degli omicidi, è sufficiente a giustificare la privazione della libertà di persone che non hanno ancora commesso i delitti loro attribuiti?
Riferimenti: Minority Report, regia di Steven Spielberg (2002), liberamente ispirato all’omonimo racconto di Philip K. Dick (1956).
#7: Jon Snow
Jon Snow, già proclamato Re del Nord, ha giurato fedeltà a Daenerys Targaryen, sua zia e amante, sostenendone il progetto di liberazione dei popoli oppressi. Dopo la resa di King’s Landing (Approdo del Re), Daenerys colpisce duramente la popolazione civile e annuncia nuove campagne di conquista. Temendo ulteriori atrocità, Jon decide di uccidere la sovrana, nonostante il legame amoroso e il giuramento di fedeltà.
Circostanze del caso e capi di imputazione
Jon Snow cresce a Winterfell (Grande Inverno), nel continente di Westeros, presso la famiglia Stark, come presunto figlio illegittimo di Eddard Stark. Fin dalla giovinezza attribuisce grande importanza all’onore, alla fedeltà e al compimento del proprio dovere. Entra nel Night’s Watch (Guardiani della Notte), un ordine militare incaricato di difendere i territori meridionali dalle minacce provenienti da oltre il muro. Durante il servizio comprende che le divisioni politiche e culturali possono impedire di riconoscere un pericolo comune. Divenuto Lord Commander, sostiene una politica di collaborazione con i Free Folk (Popolo Libero, anche Bruti), tradizionalmente considerati nemici, suscitando l’ostilità di molti confratelli, che finiscono per assassinarlo. Riportato in vita grazie all’intervento della sacerdotessa Melisandre, lascia l’ordine, partecipa alla riconquista di Winterfell e viene proclamato King in the North (Re del Nord).
Queste esperienze consolidano la sua reputazione di uomo coraggioso, leale e disposto a sacrificare i propri interessi personali per proteggere gli altri, anche quando ciò comporta decisioni impopolari. Di fronte alla minaccia dei White Walkers (Estranei), Jon cerca l’appoggio di Daenerys Targaryen, una giovane sovrana che dispone di un potente esercito e di draghi. Daenerys discende dalla dinastia che aveva governato Westeros prima della sua deposizione. Cresciuta in esilio, ha trascorso gran parte della propria vita cercando di riconquistare il potere perduto dalla famiglia. Le sue ambizioni politiche, tuttavia, si sono progressivamente accompagnate a un progetto di trasformazione radicale della società.
Durante le campagne militari nel continente di Essos, Daenerys combatte la schiavitù, libera intere popolazioni e si oppone a sistemi di potere fondati sullo sfruttamento e sulla subordinazione degli individui. Il suo progetto politico si fonda su ideali di giustizia, emancipazione ed equità: una società nella quale la nascita, la ricchezza e la posizione sociale non conferiscano automaticamente il diritto di dominare gli altri, e nella quale anche le persone più deboli possano vivere libere dalla violenza e dall’oppressione. Daenerys aspira a spezzare il sistema di potere delle grandi famiglie nobiliari, che considera responsabile del perpetuarsi delle guerre e delle ingiustizie. Il suo obiettivo dichiarato è costruire un ordine politico migliore, nel quale il potere sia esercitato a beneficio della popolazione e non esclusivamente nell’interesse dei governanti. Il suo esercizio del potere, tuttavia, comprende anche punizioni violente, esecuzioni e decisioni nelle quali la volontà di affermare la giustizia si accompagna alla crescente convinzione di essere l’unica in grado di realizzarla.
Jon riconosce il valore delle aspirazioni politiche di Daenerys e accetta di sostenerla come propria regina. Dopo la vittoria contro i White Walkers a Winterfell, Daenerys riprende la campagna militare contro Cersei Lannister, che controlla King’s Landing (Approdo del Re) e occupa l’Iron Throne (Trono di spade). La guerra comporta nuove perdite personali per Daenerys, tra le quali la morte della sua consigliera Missandei e quella del drago Rhaegal. L’assalto a King’s Landing culmina con la resa della città. Daenerys, tuttavia, continua l’attacco incendiando vaste aree della città, provocando così la morte di numerosissimi civili.
Dopo la conquista, Daenerys celebra pubblicamente la vittoria e presenta la distruzione di King’s Landing come una tappa necessaria della propria missione di liberazione. Annuncia l’intenzione di proseguire il progetto politico anche in altri territori, per emancipare ulteriori popolazioni dai sistemi di dominio esistenti. Il suo ideale di giustizia rimane apparentemente immutato, ma la violenza viene ormai considerata uno strumento legittimo per imporlo anche a coloro che non condividono la sua visione.
Tyrion Lannister, già consigliere di Daenerys, denuncia il massacro e viene arrestato per tradimento. Durante la prigionia cerca di convincere Jon che Daenerys, persuasa della giustizia dei propri fini, è ormai disposta a giustificare qualsiasi violenza per realizzarli. Jon, pur continuando ad amarla e a condividerne gli ideali, teme che il suo governo possa provocare nuove atrocità.
Jon raggiunge infine Daenerys, interrogandola sulle uccisioni compiute. Daenerys continua a difendere le proprie decisioni, sostenendo di sapere che cosa sia necessario per costruire un mondo migliore. Invita Jon a unirsi a lei nella realizzazione di questo progetto, convinta che insieme possano liberare l’umanità dall’ingiustizia. Jon comprende che Daenerys non intende rinunciare né ai propri ideali né ai metodi violenti con cui è ormai disposta a realizzarli. Le si avvicina, la abbraccia e la bacia: estrae un pugnale e la colpisce. Daenerys muore fra le sue braccia.
Il capo di imputazione morale: Jon Snow è colpevole di tradimento e regicidio per aver deliberatamente assassinato Daenerys Targaryen, senza alcuna legittima investitura giudiziaria e in violazione della fedeltà che le aveva giurato.
Questioni preliminari:
- Quali ragioni inducono Jon a uccidere Daenerys? In quale misura impattano l’amore per la sua famiglia, la volontà di proteggere Westeros e il timore delle future azioni della regina?
- L’intenzione di impedire ulteriori massacri modifica la valutazione morale dell’omicidio?
- Jon dispone di elementi sufficienti per ritenere che Daenerys continuerà a uccidere persone innocenti? La previsione di un male futuro può giustificare un’azione violenta nel presente?
- Il fatto che Daenerys abbia già commesso atrocità e manifesti l’intenzione di proseguire la propria politica rende moralmente legittima la sua uccisione?
- In quale misura Jon è vincolato dal giuramento di fedeltà prestato a Daenerys? Può essere moralmente doveroso violare un giuramento quando la sua osservanza sembra entrare in conflitto con la giustizia?
- Il comportamento di Jon è espressione di autentica prudenza, giustizia e fortezza, oppure di una determinazione che assume soltanto l’apparenza di queste virtù?
Riferimenti: Il caso è tratto da Game of Thrones, serie televisiva fantasy prodotta da HBO e basata, nelle sue prime stagioni, sui romanzi del ciclo A Song of Ice and Fire di George R. R. Martin. La vicenda in esame riguarda soprattutto le ultime due puntate dell’ottava stagione: “The Bells” (episodio 5) e “The Iron Throne” (episodio 6), entrambe del 2019. Il caso si riferisce alla continuità narrativa della serie televisiva.
approfondimenti
Per questo corso sono disponibili le versioni digitali dei testi filosofici utilizzati durante il corso, ossia le fonti primarie e le opere di Tommaso d’Aquino. Sono inoltre messe a disposizione delle note delle lezioni, quale materiale integrativo per lo studio e l’approfondimento individuale. Le note non costituiscono materiale didattico ufficiale del corso: si tratta di una risorsa aggiuntiva e facoltativa per gli studenti.
Ultimo aggiornamento: ottobre 2026




