Potestas Essendi

A Virtual Space for Thoughts on the Middle Ages, by Nicola Polloni

Melankholia

Melankholia – 23 Dec 2016

In un mercatino d’antiquariato ho trovato un bellissimo volume celebrativo dei 750 anni dell’Università di Siena. Non potevo non comprarlo. Al di là del valore estetico, e di alcuni interessanti contributi, questo volume è una sorta di monumento a qualcosa di lontano, onirico eppure reale, e ormai svanito. img_5138Un tempo in cui l’Università di Siena, prima che la terribile crisi dell’ateneo scoppiata nel 2008 – in esatta contemporaneità con un’altra crisi, ben peggiore – ridimensionasse drasticamente il sogno di un ateneo di eccellenze e di portata internazionale, facendo della ‘piccola Oxford d’Italia’ un’università di provincia, almeno per il settore delle humanities (ma non solo). Nelle rare volte in cui, a Siena, divengo preda della malinconia e passo da San Galgano o Fieravecchia (cioè, i palazzi della ex-Facoltà di Lettere) non riesco neanche più a riconoscere i luoghi in cui mi sono formato, ho incontrato per la prima volta la passione per la ricerca e lo studio del pensiero medievale, ho vissuto anni bellissimi e intensissimi. E non potrebbe essere in altro modo, si dirà.

Eppure ci avevamo provato a salvare il salvabile. Ci avevano provato l’amministrazione centrale (rettore Silvano Focardi, poi Angelo Riccaboni) e le singole facoltà con i loro dipartimenti. Ci avevano provato i docenti e gli studenti, e nel mio piccolo anche io, che all’epoca ero uno dei rappresentanti degli studenti. Eppure nulla: la cronaca di una morte annunciata, evidente, lampante, eppure ancora oggi negata. Un triste addendum al volume comprato ieri.

Ma non c’è solo questo a rendere il volume sui 750 di storia dell’Università di Siena un monumento ai tempi che furono e mai più saranno. Il volume, infatti, è stato realizzato dal Monte dei Paschi di Siena, la banca più antica del mondo ancora attiva. ‘Babbo Monte’, così ci si riferiva alla ‘banca di Siena’ in questa città, e la metafora paterna aveva un senso ben preciso: tutto a Siena ruotava attorno alla banca, posseduta dalla Fondazione e, tramite questa, dall’amministrazione locale. ‘Babbo Monte’, come un padre lascivo e permissivo, era solito non negare alcunché al Comune, alla Provincia, alle varie entità e istituzioni cittadine: soldi e soldi, a chiunque e per i più futili motivi, senza controllo e, spesso, innescando spirali perverse in cui questi soldi contribuivano meramente al lucro personale. Ma tanto – come si sentiva dire spessissimo per le strade cittadine – ‘anche se ci mangia qualcuno, il benessere è di tutti’. Fino al tracollo finale. Fino a quando, a un incrocio di tre strade, i ‘senesi’ commettono il parricidio – non volendo, non sapendo, eppure con una strana consapevolezza dell’inevitabilità di quello che stava per accadere, una hybris che necessitava un sacrificio o un’espiazione. E proprio oggi il Monte dei Paschi, dissanguato, esanime, viene ‘salvato’ dal Governo italiano di Paolo Gentiloni, di fatto nazionalizzato. Il termine di un cerchio fatale che ha devastato la città (o forse, ha semplicemente accompagnato Siena a una dolorosa presa di coscienza), e ha tirato via con sé tutto quello che rendeva orgogliosi i ‘senesi’: la squadra di calcio del Siena, una volta in prima divisione con i soldi nel Monte; la squadra Mens Sana di basketball, fallita; il Comune di Siena, i cui fondi non sono neppure lontanamente comparabili a quelli che aveva a disposizione una manciata di anni fa. E tanti lavoratori, centri, istituzioni che vivevano solo grazie ai contributi lascivi di ‘Babbo Monte’. Un parricidio negato o la cui responsabilità viene data ad altri, che non comprendono cosa sia la ‘senesità’ (concetto troppo fine, evidentemente, per essere capito da chiunque).

Il volume comprato ieri ne testimonia le ambizioni e le attuazioni: un volume bellissimo, accurato e pieno di belle foto, commissionato, realizzato e pagato dal Monte dei Paschi di Siena non per essere messo in commercio, e quindi acquistabile da chiunque volesse avere notizie e conoscenze sulla grande storia dell’ateneo senese, ma per essere donato ai lavoratori del Monte dei Paschi, ai ‘senesi’ e alle istituzioni cittadine (ma non solo, ovviamente): un orpello per ricordare a loro stessi quanto fortunati fossero nell’hic et nunc. E di questo sogno ormai lontano non resta che un volume impolverato sullo scaffale di un negozio di antiquariato.